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Non trovando qualcuno con la voglia di farlo, scrivo io la biografia di me
stesso. Dunque, questa è un'autobiografia. Mi chiamo Massimo Brusasco sono
nato in Alessandria l'8 gennaio 1970. Era un giovedì. Segno zodiacale
Capricorno, ascendente Gemelli, malgrado i miei genitori, Gian Pietro e
Giuseppina, siano in disaccordo sull'ora della mia venuta al mondo: dopo
opportune verifiche, l'ipotesi della mamma pare la più credibile. Dice lei
che l'apparizione risale alle 10.45, da sempre l'ora della giornata in cui
comincio a connettere.
Abito a Fubine, paese di 1700 abitanti in provincia di Alessandria. E' una
località per metà in pianura per metà in collina. C'è chi la conosce per il
suo campo da golf, chi per il laboratorio Enosis, altrimenti detto
'Università del vino', chi per i fari della Space Cannon, chi per la zona
cinofila. E c'è chi non la conosce affatto: non sa cosa si perde.
Sono sposato con Marina, che ammiro dai tempi del liceo Plana (36 alla
maturità, io). Stavamo nella stessa classe.
Confesso: mi passava i compiti
di latino e greco. All'epoca non eravamo fidanzati: io ero attratto, più che
da lei, da come traduceva Platone.
Il matrimonio è stato celebrato a Spinetta Marengo (Alessandria) il 25
aprile 1998. Chi fa la battuta sul fatto che ho festeggiato in modo
contraddittorio il giorno della Liberazione, sappia che non è originale.
Sono un giornalista professionista, come albo certifica. Lavoro alla
redazione de 'Il Piccolo', trisettimanale di Alessandria. Mi occupo di tutto
quello di cui non si occupano gli altri. In genere, dico che il mio settore
è il 'costume': nessuno osa chiedere ulteriori spiegazioni.
Sono anche autore iscritto alla Siae, nelle sezioni Dor (Dramma Operetta
Rivista) e Musica, come paroliere. Scrivo per lo stipendio, ma anche per
passione. E così sforno racconti, poesie
satiriche, canzoni, monologhi cabarettistici,
commedie e amenità varie, sia in italiano che nel mio dialetto, che non
si può definire piemontese, non si può definire monferrino, non si può
definire fubinese... Insomma, non si può definire. L'importante è capirsi.
Succede che qualche mio testo venga rappresentato. Lo fa spesso la
Compagnia teatrale fubinese, di cui
sono vicepresidente (dunque con voce in capitolo quando c'è da scegliere i
copioni: così scelgo i miei). E' anche successo che mi abbiano pubblicato un
libro contenente tre commedie. E' anche successo che quel libro non abbia
avuto troppo successo. Succede.
Mi diletto come attore, in particolare con la Compagnia teatrale fubinese
(curo la regia di molti spettacoli) e faccio parte della Compagnia della 'Sghiarola',
fondata e diretta da Sandro Locardi, prolifico poeta dialettale di
Alessandria. Ogni tanto, grazie agli amici e agli amici degli amici, mi
cercano (e mi trovano) per interpretare ruoli in cortometraggi. Ho esordito
con 'Rosa' per la regia di Elisa Bolognini. Facile, tutto sommato: era un
'muto' e non dovevo neanche imparare la parte a memoria. Il primo ciak è
avvenuto in una data memorabile: 11 settembre 2001, giorno della tragedia
delle Torri Gemelle.
Poi ho partecipato ai corti 'La poesia è un'arma impropria?' (diretto da
Franco Masselli), 'Il Quarto Stato' (Emilio Mandarino), 'Che male fa?'
(Alfredo Fiorillo). Vanto anche altre apparizioni: quando mi vogliono, vado.
Generalmente non reclamo soldi, tanto chi mi chiama non ne ha da darmi. Come
attore di teatro ho preso parte a lavori della compagnia 'I Dispari' di
Alessandria, diretta da Gianluca Ghnò, mio vecchio compagno di banco al
liceo. Formavamo un bel duo già allora: sommando i nostri voti si arrivava
addirittura a sfiorare la sufficienza. Ricordo con piacere anche una
collaborazione con Bob Marchese e Fiorenza Brogi, attori sul serio.
Ci sarebbero altre cose da dire. Ad esempio, che ho vinto alcune
competizioni letterarie, specialmente grazie a
racconti. Restando solo ai primi
premi, penso al concorso 'Ottaviano' di Bari; a 'L'uomo, gli animali, la
montagna' di Caldirola (Al); a 'Il medico di famiglia', organizzato
dall'Ordine nazionale dei medici; al 'Nocciolino' di Chivasso (To).
Noto che, di norma, queste gare si vincono presentando brani sentimentali e
strappalacrime. Io, però, mi trovo meglio con la comicità, le amenità, il
cabaret. Abbiamo tanto bisogno di allegria, che cerco anch'io di dare un
contributo mettendola sul ridere. Ho anche trovato un duo cabarettistico di
Torino, Marco&Mauro (bravissimi!), capace di esaltare i miei testi: ne è
nata una proficua collaborazione.
E, a proposito di cabaret, sono stato finalista, con Katia Bonifaci, al
'Festival del cabaret emergente' di Modena e con Valter Nicoletta a 'Kettiridi',
a Giaveno in provincia di Torino. Si tratta pur sempre di due importanti
vetrine nazionali.
Se può interessare, il lunedì alle 9.15 sono a Radio Voce Spazio (93.8 fm),
emittente di San Michele (Alessandria): col mio partner storico Luciano
Zanon (il sodalizio, nato nel 1992, funziona perché litighiamo sempre: lui
interista, io juventino) conduco una trasmissione sportiva intitolata 'Calci
al pallone', in onda dal 1990. Inoltre, dal 2002, una volta al mese, sono il
padrone di casa del 'Salotto del mandrogno', un talk show teatrale che si
svolge al circolo Casetta di via San Giovanni, Alessandria, e che è una
chiara imitazione del 'Costanzo show', ma dicono molto più divertente. Ho
fatto il cronista radiofonico e televisivo di partite di calcio e spesso ho
ingaggi come presentatore (la parola presentatore non è esagerata quanto la
parola ingaggi).
Dovrei inoltre parlare delle mie prestazioni sportive. Per buon gusto, non
scendo nei dettagli: me lo impone il rispetto che nutro per chi fa sport
veramente. Dico solo che gioco a calcio dal 1981, come portiere: ho in
curriculum papere colossali.
Ho
preso talmente tanti gol, e in tutte le maniere, che potrei spiegare, con
dovizia di particolari, cosa non si deve fare. Ultimamente alleno una
formazione amatoriale, la squadra del Circolo Cassa di Risparmio di
Alessandria. La mia
specialità è scatenare l'ira di quelli che relego in panchina e di quelli
che schiero in campo e poi sostituisco. Il bello di appartenere a una
squadra di calcio è fare la doccia dopo l'allenamento e, infine, sfogarsi a
cena.
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