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 Io e lo sport

 
   


 

 

La mia carriera calcistica
(che non è un granché...)


Portiere senza troppe doti, in difficoltà sulle palle alte, riflessi tutto sommato accettabili, scarso in uscita, legge la partita con difficoltà. Tra i gol subiti: retropassaggio con pallone che passa in mezzo alle gambe e finisce in porta; palla in rete dopo rinvio sbagliato; palla sul palo, poi in faccia poi in gol; decine di incomprensioni con i compagni di difesa (agli annali un urlo “via”, col libero che capisce “mia” e lascia sfilare il pallone: gol). Memorabili anche i “mia” urlati in occasione di uscite alte, seguite dai “bugiardo” urlati dal pubblico quando il pallone veniva mancato. Celebri anche le frasi dei presunti amici: “Andiamo a vedere la partita, che gioca Brusasco”.
Ce ne sarebbe stato per farmi desistere. Invece no.
Pillole di carriera sportiva: inizio nel 1981, a Felizzano, grazie all'amico Franco Raimondo che mi vide bersagliato di tiri sul campetto del paese e mi tesserò per la squadra Pulcini del Felizzano, convinto che potessi venire bersagliato anche là. Mi tenne costantemente in panchina: il titolare giocò a pallone solo quell'anno. Io esordii, mi pare, in un derby a Quattordio, che perdemmo. . Trafila nelle giovanili del Felizzano, poi trasferimento a Lu Monferrato, nella Juniores, con comparsata in Seconda categoria quindi a Fubine, in Terza e Seconda categoria (molta panchina, però facevo gruppo!). Poi, lunga trafila in squadre amatoriali, tra Castelceriolo, Felizzano, Fubine, Quargnento, Alessandria. D'un tratto la carriera si evolve: da portiere scarso ad allenatore atipico. Sono tra i fautori della fusione tra Fubine e Quargnento e poi tra il Quargnento e la squadra del Circolo della Cassa di risparmio di Alessandria, in cui milito tuttora con compiti di tecnico che cerca di fare meno danni possibili e di secondo portiere, con chance di diventare terzo (dipende da me, comunque). Lo scorso anno, un lusinghiero quarto posto nel campionato Aics e cento arrabbiature, come sempre. Di me, i detrattori ricordano solo la sciagurata serata di Strevi: tripla sostituzione sul tre a zero per noi, in una partita finita tre pari. Io mi ricordo anche cose decisamente più positive, ma si sa che sono le disgrazie a fare ridere (la gag della buccia di banana è un classico).
Il calcio, tra campionati, tornei, amichevoli, scapoli-ammogliati, negati-poveretti, mi ha fatto conoscere decine e decine di persone. Quasi tutti gli avversari si ricordano di me (in quanto loro punto di forza?); io dimentico perché non sono fisionomista. Però, grazie al pallone, ho un sacco di amici, conoscenti (allenatori, compagni, rivali) e un indubbio bagaglio di aneddoti, da scrivere racconti (fatto!), commedie (fatto!) e libri (farò?). Mi diverto, giocando e allenando. Mi arrabbio anche. Penso che finché lo farò, sarà un buon segno.

 

 

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